22/06/2021 – 00:00
06/07/2021
CASTELLO 4931, VENEZIA, ITALY
aarduork presenta la prima personale di Maria Vittoria Cavazzana. Lo spazio di Castello 4931 ospita due serie di lavori appartenenti a un tempo che non è facilmente inscrivibile negli archi temporali di passato, presente o futuro. Il tempo infatti sembra una specie di ectoplasma che non ci spiega nulla dell'origine dei lavori nello spazio, ma che infesta sia le immagini che i materiali diversi di cui sono composti.
See you on a Dark Night, Sorella dove sei, "Everything in its right place" sono tre stampe di collage digitali elaborati a partire da frammenti di vita familiare. Le raffigurazioni, che si riescono a malapena ad intravedere sulle stampe, sono fatte a pezzi, quasi scarnificate, ferite.
Le immagini di vita familiare e domestica sono trasformate in un drappeggio instabile, stratificate da frammenti di testi e parole che le tagliano e le nascondono tra brandelli di corpi, di sorrisi e candeline di compleanno. Non esiste possibilità di risanare le immagini ed il panorama di tenerezza e dolcezza nostalgica si tramuta in un territorio instabile, infestato da fantasmi di cui non possiamo conoscere l'origine.
I pugnali, che compongono la seconda serie di lavori, sono realizzati in cera, fiori e peli, mostrandosi in un aspetto ibrido tra armi bianche e carcasse, ossa, residui organici, frammenti di reperti archeologici la cui origine temporale non è conosciuta. Accanto a questa origine pseudo-archeologica, ci troviamo davanti ad oggetti che presentano quasi un dna modificato, composti di materiali che si ibridano con fiori secchi, capelli e peli, come se si potesse intervenire sulla materia inanimata con le stesse modifiche genetiche del corpo biologico.
La cera di cui sono composte le lame, rivela la loro fragilità: nell'atto di ferire le lame si sono spezzate, e ora, nella loro composizione ibrida tra biologico e inanimato, rimangono in una deteriorazione immobile. Alcune delle armi sembrano fatte di viscere o masse muscolari come se fossero ibridate con la stessa carne che potrebbero penetrare e ferire, una mescolanza genetica da contatto.
Viene evocato un mondo utopico nuovo e sostenibile, che offre, da un punto di vista fantascientifico (tuttavia possibile) uno sguardo su una civiltà post-umana, ibridata con la natura, in cui gli elementi tecnologici, elettrici, meccanici e industriali vengono sostituiti da strutture organiche. Un futuro sostenibile in cui le biotecnologie sono perfettamente in grado di realizzare organismi capaci di eliminare gli agenti inquinanti, e
addirittura di sostituire i tessuti organici partendo da analoghi dell'acido nucleico.
Maria Vittoria Cavazzana (1993) BA in Arti Multimediali Arts (2017), IUAV, Venice; MA in Fine Art (2020), Chelsea College of Arts, Londra.
Maria Vittoria Cavazzana pratica processi trasformativi della materia e della mente attraversando il passato personale e collettivo.
La ricerca, formale e teorica, è incentrata sul senso di identità e sulla memoria (intesa come esperienza culturale, religiosa, sociale),
allenando alla flessibilità i limiti che separano le singolarità dall'Altro. Eliminate le divisioni tipicamente binarie e antitetiche, la sua pratica manipola oggetti del passato originando forme evanescenti e mutabili di materiali organici e di recupero, collage digitali, sculture in cera e installazioni di carta velina. La sua ricerca più recente si è concentrata sull'ideazione di mondi alternativi, appartenenti ad altre dimensioni o futuri, in cui è possibile immaginare la coesistenza di tutte le specie, siano esse autoctone o aliene. Mondi in cui oggetti d'uso appaiono come resti, carcasse a metà via tra l'organico e l'artificiale.